Si è appena conclusa la 32°edizione del Salone del Franchising di Milano all’insegna della ripresa dei consumi e delle novità sui finanziamenti agevolati per aprire in franchising.

Con 200 catene espositrici, in aumento del 15% rispetto allo scorso anno,  il salone consacra di nuovo il franchising come un’opportunità per lo sviluppo del mercato, specie tra i giovani. Il 25,6% degli imprenditori affiliati hanno tra i 25-35 anni. Per loro l’investimento è contenuto e si aggira tra i 20-50 mila euro, quasi a rappresentare una sorta di autoimpiego in un mercato di lavoro che langue di occasioni.

Il franchising tiene anche rispetto al digital

Nel complesso, il comparto dell’affiliazione conta 51mila negozi e 950 catene franchisor, di cui 61 estere. Occupa circa 200mila unità (+3%), mentre le merceologie più diffuse sono food, abbigliamento, benessere, articoli per la persona e per la casa.

Il franchising rappresenta circa il 7% della distribuzione e si dimostra un modello commerciale che resiste meglio alla concorrenza dei big player fisici e digitali. Il franchising offre inoltre il vantaggio di far riscoprire il piccolo negozio di vicinato, dotandolo di una nuova e più attraente vetrina.

Il negozio di prossimità in franchising gode di gran parte dei vantaggi tipici di una catena di punti vendita diretti: dal rinnovo periodico del catalogo prodotti, al marketing fino al rinnovo degli arredi. Anche il digital ormai fa parte dell’offerta al franchisee.

Aprire in franchising e prospettive di crescita

A fine 2017 si stima un aumento delle vendite pari all’1%, soprattutto per effetto dell’apertura di oltre 500 punti vendita, con in testa il food e l’abbigliamento. Per il 2018 si prevedono circa 2000 aperture.

«Il numero di inaugurazioni previste e la ricaduta occupazionale confermano l’oggettiva capacità di tenuta del retail anche nell’ultima parte del 2017 – spiega Mario Resca, presidente di Confimprese -. Le catene si preparano al migliorato clima congiunturale e alla ripresa del Pil, con la speranza che questo porti a una ripresa del potere d’acquisto dei consumatori e a un incremento dello scontrino medio».

Secondo il rapporto Assofranchising 2016, tra le categorie trainanti svetta la ristorazione che genera, complessivamente, quasi 2,5 miliardi di fatturato con 3.800 punti vendita. In netta crescita il settore del benessere, salute, erboristerie, dietetica, estetica, parafarmaceutica che produce 270 milioni (+25%) di ricavi. Infine, si confermano ancora validi i format distinti come i negozi per celiaci, bio, regionali.

Tre italiani su 10 sognano di aprire un’attività in franchising

La voglia di aprire in franchising è quanto emerge dal sondaggio di Swg, commissionato da Federfranchising Confesercenti.

Perché aprire in franchising? Perché aiuta lo sviluppo dell’imprenditorialità.

Il 42% degli intervistati vorrebbe aprire in franchising per lavorare in autonomia, il 39% per fare un nuovo tipo di esperienza lavorativa e il 13% perché si trova alla ricerca di un’occupazione.

“Il franchising piace agli italiani – spiega Alessandro Ravecca, presidente di Federfranchising Confesercenti – perché è una formula che aiuta lo sviluppo dell’imprenditorialità. I nostri concittadini tentati dall’avventura imprenditoriale lo scelgono perché offre più strumenti per raggiungere il successo anche a chi è alla prima esperienza, riducendo l’investimento iniziale ed i rischi di impresa”. Questo non significa, però, “che si possa improvvisare: è necessario un percorso di formazione e affiancamento costante, senza il quale le possibilità di successo diminuiscono”, aggiunge Ravecca.

Franchising low cost Italia

Il Franchising low cost in Italia rappresenta un forte trend in ascesa, un’opportunità interessante per chi può investire poco, ma ha voglia di mettersi in proprio.

I format franchising a basso costo assumono un ruolo sempre più importante, tra incertezze di mercato, difficoltà di accesso al credito e necessità occupazionali.

“Ma attenzione, franchising low cost non vuol dire franchising a costo zero” – a dirlo è Davide D’Andrea Ricchi,  esperto di franchising – “…un modello di business, per economico che possa essere, richiede sempre una somma da investire. Oggi con format franchising basati su un investimento tra 15mila e 35mila euro, si realizzano circa il 70% delle nuove aperture in Italia”.

Come si controlla una rete in franchising

Ci sono due modi di gestire un Franchising da parte della casa madre:

  1. Vendita diretta all’affiliato
  2. Merce in conto vendita

La gestione a vendita diretta lascia al Franchising tutta la responsabilità sulla gestione delle merci sia come acquisto che come vendita al pubblico, impegna economicamente il franchising in modo importante (paga la merce alla casa madre prima di averla venduta), ha tutto il rischio dello stock invenduto.

La gestione del conto vendita a differenza dalla prima opzione, lascia alla casa madre la gestione dello stock e delle politiche di vendita promozionale, mentre si chiede al franchising la location  e la gestione del personale. Il riconoscimento economico all’affiliato viene regolato tramite politiche di FEE che vengono riconosciute in base alle vendite effettive e si chiede all’affiliato solo la responsabilità delle differenze inventariali.

La scelta della formula più adatta dipende dalla forza del brand. Più stretto è il rapporto tra franchisor e franchisee (conto vendita), maggiori sono i vantaggi che derivano per entrambe. L’affiliato investe sostenendo un rischio d’impresa minore rispetto alla formula “wholesale”, mentre il brand è in grado di attuare un controllo più puntale sui dati di venduto, sulle politiche di marketing, sulla fidelizzazione del cliente e, perché no? sul coinvolgimento a livello digitale.

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Autore: Silvia Ghiotto